L'Odontoiatra

L’odontoiatra è un professionista della salute che si occupa del trattamento delle patologie che affliggono i denti ed i suoi tessuti di supporto, ovvero gengive e mucose alveolari, osso e articolazioni temporo-mandibolari. Questa figura professionale riveste sicuramente un ruolo chiave nel trattamento dei pazienti affetti da disturbi alle A.T.M. Molto spesso infatti, la causa originaria dell’instaurarsi di questa patologia parte dai denti: in pazienti predisposti infatti, un’occlusione scorretta può costringere la mandibola a chiudersi in una posizione potenzialmente dannosa per le articolazioni; in altre situazioni invece la causa scatenante risiede in lavori odontoiatrici malfatti che possono aver alterato il normale equilibrio di un occlusione precedentemente asintomatica.

LA COLLABORAZIONE PIÙ FREQUENTE DI CUI HA BISOGNO L’ODONTOIATRA PER IL TRATTAMENTO DEI PAZIENTI DON DISTURBI ALLE ATM È CON LA FIGURA DEL FISIOTERAPISTA; QUEST’ULTIMO INFATTI PUÒ GARANTIRE NON SOLO UN INQUADRAMENTO MOLTO PIÙ PRECISO DEL PAZIENTE, MA ANCHE UN TRATTAMENTO ED UNA GUARIGION CHE SARANNO PIÙ PRECISO DEL PROBLEMA DEL PAZIENTE, MA ANCHE UN TRATTAMENTO ED UNA GUARIGIONE CHE SARANNO MOLTO PIÙ EFFICACI E DURATURE NEL TEMPO.

COME FUNZIONA LA MANDIBOLA
La mandibola è una struttura anatomica che si unisce al cranio tramite due (A.T.M.), una destra e una sinistra. Grazie alla mandibola possiamo masticare i cibi, parlare o sbadigliare, solo per fare qualche esempio. La mandibola è in grado di muoversi nei tre pani dello spazio, per merito di una precisa collaborazione tra diversi muscoli e legamenti: i muscoli masticatori infatti possono consentirne la sua apertura, la sua chiusura, il suo scivolamento verso l’avanti o verso i lati destro e sinistro. Come per ogni articolazione del nostro corpo, anche per la mandibola è presente un disco o menisco articolare, che funge da cuscinetto per evitare lo sfregamento tra le ossa che si interfacciano su ciascuna articolazione.

QUANDO LA MANDIBOLA NON FUNZIONA
Disturbi temporo-mandibolari cominciano quando non c’è più collaborazione e sinergia tra i vari protagonisti dei movimenti mandibolari, ovvero muscoli masticatori, dischi articolari, legamenti e denti. Se una protesi malfatta costringe la mandibola a chiudere un una posizione forzata, ad esempio più in avanti, alcuni muscoli masticatori saranno costretti a contrarsi anziché stare rilassati, i dischi articolari verranno sottoposti dai legamenti a trazioni non normali e, come ultima conseguenza di quest’alterazione del normale equilibrio dento-muscolo-scheletrico, potranno comparire i primi sintomi. Nelle fasi iniziali, Il paziente potrà riferire un rumore definito come click articolare quando apre o chiude la bocca.

La mancata individuazione del problema e quindi la sua correzione in questa fase può portare al progressivo aggravamento della patologia, con la comparsa di dolore saltuario o episodi di blocco in apertura o chiusura della mandibola (lock mandibolare). In alcuni casi si possono aggiungere cefalee ricorrenti in regione temporale, difficoltà a masticare alcuni tipi di cibi, ronzii alle orecchie, ecc.

COSA PUò FARE L’ODONTOIATRA

L’odontoiatra, quando possibile, deve provare ad intercettare il problema nelle sue fasi iniziali, prima ancora che compaiano i sintomi. L’attenta osservazione dei denti può suggerire se quel tipo di occlusione è stabile oppure no. Denti che si consumano, che si spezzettano, che si appiattiscono devono mettere in allarme sia il paziente che l’odontoiatra, perché sono chiari segni di instabilità occlusale.

Quando invece è lo stesso paziente a rivolgersi allo studio odontoiatrico per sapere cosa si può fare per questo tipo di patologia, il professionista dovrà fare innanzitutto una diagnosi, per capire cioè se e quanto la sua occlusione sia responsabile del suo problema. Per la diagnosi sono utili: -ortopantomografia -risonanza magnetica delle articolazioni temporo-mandibolari -calchi in gesso delle arcate con rilevazione di arco facciale per lo studio dell’occlusione.

TERAPIA

Come è intuibile, la terapia dei disordini alle ATM può essere più o meno efficace a seconda dell’entità del danno instauratosi. Quando la diagnosi evidenzia una chiara relazione tra disordini temporo-mandibolari ed occlusione, l’utilizzo di un bite potrà essere un valido strumento terapeutico, perché si tratta di una terapia reversibile e di immediata applicazione. Inoltre il bite stesso ha anche una funzione diagnostica, perché consente di verificare se il paziente trae beneficio dall’indossare questo dispositivo rimovibile, ovvero se un’eventuale modifica dell’occlusione potrebbe portare a dei reali miglioramenti per quel paziente. La scelta della terapia è sempre discussa e concordata col paziente che deve sapere i vantaggi e gli svantaggi relativi. La terapia ha sempre come obiettivo quello di minimizzare l’invasività, di essere la meno complessa possibile e con dei costi sostenibili.